La settimana

La semaine

La settimana che separa il Natale dal Capodanno è la settimana in cui si perde completamente la nozione del tempo. Forse è l’unica settimana dell’anno in cui si dimenticano i giorni.

Ogni anno, il Natale è colto con finto stupore: “Ma è già Natale?!” – “Eggià, è già Natale”. La risposta ha lo stesso tono della domanda, cambia solo il finto stupore: si passa al concetto del tempo che passa e non s’arresta un’ora..

Il Natale invece si sente arrivare con largo anticipo. L’atmosfera si colora quando le foglie scolorite smettono di cadere. Le prime luminarie sussurrano all’orecchio che è tempo di comprare i regali, di essere buoni e sorridenti. Ti ricordano che tra un pò sarai seduto a tavola con un sacco di parenti che magari non vedi da una vita. O che magari vedi solo una volta all’anno. Devi essere brillante come i colori delle luminarie, come le luci dell’albero di Natale, attento e vigile. Vero nella facoltà che hai di esserlo o meno. L’immagine che darai di te in quell’occasione in cui si è buoni e sorridenti sarà quella che i parenti che vedi una volta all’anno immagazzineranno in un qualche posto della loro memoria a lungo termine.

E questo fino al prossimo Natale. Così fino all’anno prossimo.

Viceversa, quello che avrai sentito con l’udito e con il cuore sarà quello che ti porterai dietro (e dentro) per un anno intero. Perchè checché se ne dica, il Natale rappresenta sempre un’epifània. Spesso si hanno improvvise percezioni alle quali si riesce a dare un determinato significato. Capita di essere colti da un qualcosa di luminoso non proveniente dall’albero di Natale. Seduto a tavola e circondato dalla famiglia, dagli affetti.

E tu, mentre pensi alla tua personale epifània natalizia e joyciana, pensa anche a qualcosa di più concreto e a quanto poco tempo intercorra tra l’essere buoni e sorridenti -veri nella scelta di esserlo o meno- e la notte in cui tutto è lecito. “Semel in anno licet insanire” diceva (e faceva) chi la sapeva lunga. Ah, non preoccuparti se ancora non hai trovato la tua epifània natalizia: hai tempo fino all’epifania, quando sarà ora di mangiare la Galette des Rois e quando la Befana porterà le calze ai bambini.

Da piccolo mi hanno insegnato a “vedere” la settimana come una torta suddivisa in sette parti. Si tratta di una delle poche immagini che mi appare quotidianamente davanti agli occhi. A mezzogiorno c’è la domenica mentre alle diciotto si accavallano il mercoledì e il giovedì. Il lunedì e il martedì si trovano ad Est, il venerdì e il sabato ad Ovest. L’ultimo dell’anno arriva sempre ad una settimana esatta dal cenone di Natale, dalla sera del 24, per intenderci. Basta capire, quella sera, dove ci si trova sulla torta della settimana per muoversi al meglio fino a Capodanno. Aiuta. Ci si sente meno destabilizzati nel non capire che giorno è. “L’ozio, Catullo, è a te dannoso…”

Il Natale si avvicina in maniera soffice e costante, fino a raggiungere l’Acme: il ricordo di aspettare la mezzanotte per aprire i regali con mio fratello è indelebile e pieno di malinconia. Babbo vestito da Babbo Natale. La mamma con la “bûche” in mano.

La notte dell’ultimo dell’anno arriva sempre in maniera assordante così come assordante è spesso il risveglio del giorno dopo. Il Capodanno. La domanda -in questi giorni- è sempre la stessa: “Cosa fai a Capodanno?!” – la risposta si consolida nel tempo fino a raggiungere la perfezione in una formula simile: “Ancora non lo so, alla fine deciderò il 31 stesso”.

Una volta bramavo per vivere in maniera sempre diversa l’ultima notte dell’anno; non pensavo a dove mi trovavo sulla torta della settimana, volevo solo iniziare il nuovo anno in un luogo diverso, in un luogo vergine, come per vivere una sorta di catarsi. Il tutto rientrava nei buoni propositi che ognuno di noi si da per l’anno che sta arrivando, purificatore di quello che sta finendo. Da piccolo trattenevo il respiro a pochi secondi della mezzanotte mentre i grandi si apprestavano a riempire grandi bicchieri di bollicine. Poi, tra le urla e gli abbracci, ricominciavo a respirare. Era il mio modo di dare il benvenuto al nuovo anno.

Oggi, ho capito quanta più importanza ha lo star seduti a tavola, buoni e sorridenti, attenti e vigili. Veri. Preso -e spesso perso- nella descrizione della torta della settimana suddivisa in sette parti.

Sì, finalmente anche tu hai trovato la tua epifània e credimi se ti dico che non è molto dissimile dalla mia.

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